Ma un marketing etico è possibile?

Non c’è che dire, non c’è niente di più produttivo di una sosta lavorativa, al contrario di quanto generalmente si pensa, io credo fermamente che per procedere è necessario anche fermarsi, saper lavorare significa anche saper riposare, per poter essere veramente consapevoli del lavoro che si svolge e non preda di una spirale spesso involutiva che ci conduce spesso in luoghi ed emozioni anguste e a volte anche poco redditizie. Proprio questa sosta che mi ha permesso di inquadrare meglio la situazione dei social marketing e del web 2.0 e mi ha permesso di vedere meglio alcune cose, che ora mi appresto a condividere, che prima mi erano un po nascoste! Buona lettura.

sfruttam.jpgLa pubblicità si sa, serve a vendere. Ed il marketing in quanto tale è l’insieme di strategie, tattiche e tecniche che si adottano, hanno come scopo ultimo quello di incrementare i guadagni, sia agendo sul potenziamento del brand (ovvero più sull’immagine globale di un’azienda che su un dato prodotto/servizio), o più su un singolo prodotto o servizio, è chiaro che lo scopo finale è sempre lo stesso, e in nome del guadagno spesso è difficile controllarsi, spesso il limite tra rispetto degli altri e profitto personale si confondono e si mischiano in maniera irreparabile, senza permettere alla coscienza di agire da filtro e fornire una utile guida verso la giusta mediazione tra il se e gli altri.

Anche internet non è avulzo da tutto ciò, anzi, spesso in rete si trovano esempi di mancanza di considerazione degli altri più eclatanti che nella comunicazione analogica. Spesso, la rete fornisce delle strade per aumentare i propri profitti avvalendosi di collaborazioni, contributi e supporto di un vasta utenza senza però che a questa venga riconosciuta UNA SOLA cifra di quanto si riesce ad ottenere.

Si, internet è cambiato, si è trasformato, il Web 2.0 ha portato una rivoluzione ed anche da un punto i vista dell’utente, non è raro infatti trovare in rete espressioni del tipo Utente 2.0, c’è chi discute su quale sia migliore, il web o l’utente 2.0 ma in tutte queste novità in tutto questo veloce cambiamento, c’è qualcosa che non è cambiato…

La natura delle persone è sempre la stessa, e così come la natura rimane intatta, molte abitudini e comportamenti, quali il profitto ad ogni coso, lo sfruttamento, e la mancanza di rispetto ed riguardo verso gli altri, a volte rimangono inalterati.

Il problema della rete è che alcune vecchie abitudini hanno trovato una nuova forma di comunicazione e l’utenza non è abituata a filtrare questo nuovo genere di pubblicità.

Il social marketing infatti, ed in particolare quello che molti definiscono il guerrilla marketing, è un tipo di pubblicità che ha il potere di coinvolgere attivamente gli utenti, non solo rendendoli partecipi, interessati e potenziali suggeritori del prodotto/servizio promosso, questo infatti è in grado di farlo anche la pubblicità analogica, ma, di renderlo uno strumento capace di amplificare la potenza stessa del messaggio, “costringendolo” a partecipare, più o meno consapevolmente, ad un processo comunicativo promozionale.

Ci sono già molti segni tangibili degli effetti che questo comporta, per esempio la nascita di siti come NOSO, (progetto per la salvaguardia delle persona alienate dai social network che propone incontri reali, nel mondo analogico con il solo scopo di conoscersi, comunicare e staccare un po dala tastiera), fornisce un chiaro punto di vista sulla piega che questa nuova comunicazione sta prendendo.

4 pensieri su “Ma un marketing etico è possibile?

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