Low torna a scrivere di SEO

low
Enrico Altavilla, in arte Low, responsabile R&D SEO in Sems, torna a scrivere di SEO, dalla Newsletter di motoricerca.info, sono fiducioso: ne vedremo delle belle!

annuncio ufficiale

Annunci

fool DNS navigare senza pubblicità nei siti

fooldns

Quelli di fooldns.com hanno creato un serizio mediante il quale si può navigare nei nostri siti preferiti (per esempio facebook, myspace, la repubblica ecc) senza vedere più la pubblicità degli altri, ma solo la loro.

Scrivono infatti:

Guadagniamo servendo banner anche noi. Uno per pagina.
Con un preciso codice Deontologico ed Etico, che dice in pratica: non profiliamo l’utente, erogheremo i banner da un Ad-Server che NON mantiene traccia degli IP per più di 35 giorni (il mese e qualche giorno per redigere report anonimizzati), non faremo cross-compare tra siti, non promuoviamo prodotti per minori, non proponiamo prodotti lesivi per il consumatore.

Siamo convinti sia l’unica scelta per salvare l’Advertising Online.

In cambio del servizio collezionano dati sulla navigazione degli utenti e sulle pubblicità esposte nei siti.
Ed espongono i loro banner…

Un chiaro tentativo di appropriarsi dell’advertising on-line.

Sta accadendo come al solito nella rete che ci sia un gran rumore e molti sono contrari…

Se lo scenario della pubblicità nella rete cambierà, ed è assurdo pensare che possa rimanere tale per sempre, specie in una situazione dinamica, veloce ed eclettica come è internet, vorrà dire che ci si dovrà adattare…

Quindi dovremmo ringraziare tutti fooldns.com che ancora una volta ci pone nuovi scenari con cui confrontarci ci fà ricordare che la rete non è una tv sempre uguale… ma un media vivo che cambia continuamente!

Bravi fooldns.com!

Resta comunque da vedere se gli utenti sceglieranno di usare il servizio offerto, ecco un po di pareri dalla rete:

Un elenco dei post che ho trovato favorevoli

:
dema.tv

Da una semplice prova pratica emerge che fooldns risponde più veloce di tutti e in più si comporta esattamente come adblock , filtrando tutti gli ads.

gioxx.org

I banner di troppo vengono quindi sostituiti da quelli innocui provenienti dai server DNS, attraverso i quali Matteo informa l’utenza riguardo le ultime novità del servizio o -quando necessario- chiede il parere dei tester riguardo nuovi e vecchi particolari da introdurre o migliorare.

cioccithinks.net

FoolDns, invece prova anche sul versante pubblicitario ad andare oltre, e per sostenersi, è vero sarà un erogatore di banner, ma solo uno per pagina, e senza raccogliere dati personali quali l’ip

dnax.netsons.org

FoolDNS si sosterrà sugli stessi banner pubblicitari sostituiti a quelli originari, ma con un rapporto di 1 banner per pagina.

Un elenco dei post che ho trovato contrari

:
stefano.dscnet.org

Niente di male contro i creatori di fooldns, hanno avuto un’idea carina per bloccare i troppi adv in maniera quasi trasperente, solo che preferisco tenere personalmente sotto controllo cosa viene bloccato.
Per questo ho pensato di realizzarmi in casa, per la mia rete, una soluzione simile.

www.ikaro.net

Sembra perfetto, non è vero? Niente più pubblicità, niente tracciamenti e tutto questo gratis. C’è qualcosa che scricchiola però.

www.kawakumi.com

Ma veniamo al test. Il sistema funziona. La navigazione risulta anonima e i banner e gli AdSense spariscono, sostituiti dai cappelli da giullare del logo di FoolDNS e da un box di testo che comunica che in futuro (utilizzando FoolDNS) sarà presente un solo banner per pagina web.

www.delymyth.net

FoolDNS lo conosco, e conosco anche Matteo.
Sempre FoolDNS mi era stato segnalato tempo fa nei commenti, l’ho guardato, e ho pensato proprio quello che ha scritto Paolo.

www.paolo.valenti.name

In questi giorni l’amico Matteo sta spammando di brutto un nuovo servizio/business che ha messo in piedi, foolDNS.

Networking, Siti Ciclici

network
Come avevo accennato su questo post: Networking: un seo impero inizio una serie di articoli sui diversi metodi di creare un Network. Premetto nuovamente che la creazione di un network è la base per la riuscita di qualunque progetto di ottimizzazione e visibilità nei motori di ricerca, ed aggiungo che è anche la base per avere successo nella rete… Se qualcuno si stesse chiedendo perché, la risposta è semplice: Perché la rete è un network, è un network di network… e la nostra visibilità al suo interno è valida tanto più il nostro network e grande, tanto più il nostro network è conosciuto, famoso e/o considerato autorevole… o comunque influente. Per questo sviluppare la nostra capacità di networking significa sviluppare la nostra visibilità, in un certo senso la capacità e l’influenza della nostra comunicazione on-line deriva sopratutto dalla nostra capacità si fare networking…

Ma veniamo al punto, ecco la prima tecnica che valuteremo per la creazione del nostro network:

Siti Ciclici

Questa è generalmente considerata una tecnica Black Hat, ovvero una tecnica potenzialmente pericolosa, perchè se non utilizzata con le dovute precauzioni può portare effetti negativi invece che positivi o produttivi, dipende dai punti di vista… Ma non è solo una tecnica Black Hat, è possibile infatti utilizzare il concetto che c’è alla base dei Siti Ciclici per riadattarlo sia alle proprie esigenze e necessità che ai propri gusti ed alle proprie “etichette”… che siano bianche, grigie o nere…

Siti Ciclici: la tecnica

Avere un insieme di siti che sono capaci, in automatico, di generare una gran quantità di back links, ottenendo nell’arco di un breve periodo (da qui il termine ciclici) così un discreto potere di LinkPopularity e che poi in una seconda fase, mediante un redirect 301 trasferiscono tutto il Rank acquisito su delle diverse pagine. Questo procedimento viene di norma realizzato ciclicamente ed è per questo che viene chiamato con il termine “Siti Ciclici”.

Siti Ciclici: la pratica

In pratica i sistemi esistono diversi sitemi con cui si possono “automatizzare” i contenuti, il più semplice consiste nel mettere su un CMS che da una lista di feed RSS sia capace di copiarne l’indirizzo ed il contenuto e ripostarlo nei propri contenuti, inserendo un link per la fonte e effettuando anche un PingBack. Se i feed RSS sono stati scelti bene, sia da un punto di vista di tematicità che da un punto di vista di influenza, possono portare molto traffico. Un PingBack da un blog molto visitato può portare veramente molto traffico. In questo modo si può anche monetizzare un minimo questo traffico inserendo degli adsense per esempio o altri programmi di affiliazione… Per tutti coloro che hanno un minimo di esperienza nel web è facile comprendere come traffico sia sinonimo di guadagno.

Siti Ciclici: criteri di applicazione

La tecnica finora descritta è puramente una tecnica black hat, ma andiamo a vedere quali risvolti possono essere utilizzati in maniera più trasparente…

Per prima cosa vorrei che riflettessimo un secondo un secondo sugli aggregatori e sul loro funzionamento. In fin dei conti fanno qualcosa di molto simile, ma cos’è che hano di diverso dai Siti Ciclici?

Per prima cosa sono dichiaratamente un luogo in cui vengono raccolti e pubblicati i contenuti i più feed rss.
Inoltre vengono elaborati in qualche modo spesso vengono divisi ed archiviati in categorie e temi.
Ed inoltre vengono arricchiti dai contenuti degli utenti che possono inviare continuamente nuovi feed.

C’è da aggiungere che molto probabilmente non cercano di pubblicare un PingBack su ogni post che pubblicano ma che più facilmente si accontentano di richiedere un link in cambio dell’inserimento del feed rss.

Siti Ciclici: conclusione

I Siti Ciclici vengono utilizzati prevalentemente per far soldi velocemente e con poco investimento, è facile infatti che vengano scoperti e bannati, ma nella loro breve vita possono fruttare anche qualche decina di euro al mese… è chiaro che è necessario avere un buon numero di questi siti per guadagnare. Ma dovrebbe essere anche relativamente chiaro che non possono essere l’unica fonte di guadagno, ma magari una base d’appoggio per ulteriori investimenti.

E voi, siete capaci di trovare ulteriori applicazioni di questa strategia, magari in chiave meno black?

ci vediamo al prossimo post sul come fare networking!
se volete rimanere informati vi suggerisco l’iscrizione al feed di questo blog:

RSS - La Scatola di PandoraClicca qui per Iscriverti ai FEED RSS

non sai cosa sono i Feed RSS? Scoprilo in questo video: Come usare i feed rss.

Fiori di Bach: per un riequilibrio naturale delle emozioni

fiori-di-bach
Grazie ai Fiori di Bach, possiamo ottenere un rapido miglioramento sui problemi arrecati dai disturbi emotivi.
Sia l’ansia che la depressione che lo stress, ma anche disturbi alimentari ed attacchi di panico, possono essere risolti utilizzando i Fiori di Bach. Conosco un sito in cui vi è un interessante raccolta di testi, questa interessante raccolta di libri sui Fiori di Bach può essere utile per trovare spunti ed approfonimenti sull’argomento.

Photo credit: Rockrose

BlogRassegna

Nopokographics
Un interessante articolo su simplepie (una libreria in PHP per il parse di feed rss)

Branduepuntozero
Una studentessa in fase di laurea che descrive molto chiaramente alcuni aspetti del Social Marketing.
Una neo laureata (complimenti!) che descrive molto chiaramente alcuni aspetti del Social Marketing.

Stakeholder
Questo non è un blog, ma un termine: Stakeholder “Cercatori di interessi”.

Grabbare feed RSS – MagpieRSS vs LastRSS

rssGrabbare i feed RSS, è una pratica sempre più diffusa. Con i feed che si trovano nella rete si possono creare siti ricchissimi di contenuti, senza scriverne nemmenu uno, e la rete e ricca di siti del genere anche di una certa qualità e rilevanza!

MagpieRSS e LastRSS sono due librererie PHP che servono entrambe a grabbare i conenuti di un feed, ed a disporne come più ci piace, per esempio potremmo inserire un elenco di news in un sito, realizzare un tool per qualche social network, o creare un database di articoli preleando diversi FEED contemporaneamente. Vediamo di seguito le differenze tra queste due librerie.

Test sulla velocità i esecuzione:

rss bench magpierss vs lastrss

(i test sono stati effettuatu da:  planetozh.com)

Differenze tra i du tipi di parsers:

Non affrettiamo le decisioni: LastRSS è più veloce si, ma se si da un’occhiata al file che viene restituito dal parser di entrambe le librerie, si può notare che MagpieRSS fornisce molte più informazioni e parsa praticamente tutto quello che è presente nel feed, invece LastRSS è più approssimativo.

Conclusione:

LastRSS può essere la scelta giusta nel caso in cui si debba parsare un grandisimo numeroi di feed rss ed aggiornarle molto velocemente.

Cambiano le regole per la link popularity: consigli pratici per adattarsi

link popularityRiprendendo un ottimo post di Fabio Sutto sulla link popularity, in cui viene spiegato chiaramente come, in virtù degli ultimi cambiamenti agli algoritmi dei motori, sia sempre più rischioso, il link baiting “forzato” e non a tema, ne deriva un crollo di utilità per tutti i siti di comunicati e article marketing che fino a ieri tutti usavano non solo per promuovere attività, notizie e novità aziendali (che poi dovrebbe essere il vero reale scopo almeno èper i comunicati), ma anche per ottenere link in pagine un minimo tematizzate… Ma se è vero che un’articolo può essere temtizzato, esempio, si deve pubblicizzare una palestra di Tai Chi Quan a Roma, e lo si vuole fare inserendo alcuni comunicati ed articoli su vari siti preposti allo scopo, allora si creeranno dei testi che trattando l’argomento Arti marziali e Tai Chi Quan otterranno un po di testo tematico in cui inserire i link… Ma il resto del sito? Come è tematizzato? Questo è un aspetto molto importante…

Ed un’altro aspetto importante è quello di non finire in un sito di CS o di AM che sia già stato segnato come un Bad Hub, cioè un luogo nato solo per la crescita di link, cosa che a G**gle e company non piace affatto!

Ormai possiamo tutti avere la certezza, grazie a numerosi casi documentati, che uno o più link in siti del genere portano a delle forti penalizzazioni, tanto è vero che è nata anche l’abituine di utilizzare questo genere di siti, per linkare i siti dei concorrenti e danneggiarli… Il Trust Rank funziona!

In che modo scoprire se un sito di CS o di AM è “utile” oppure no al nostro Rank?

Chiedi a Goolge:
essendo proprio lui il primo che stabilisce se un sito passa buono o cattivo trust rank, la cosa migliore che si può fare è efettuare qualche ricerca su google, per esempio, cerando comunicati +(una key inerente al settore su cui ci si vuole posizionare) si può avere un’idea immediata di come google onsidera attendibile un sito.

Per verificarne l’indicizzazione
si può effettuare una ricerca con il titolo completo di una delle news pubblicate nel sito che stiamo testando
se il titolo non è troppo generico e quindi facilmente reperibile ovunque, e se il sito che si sta testando ha una buona indicizzazione dovrebbe omparire per primo… se questo non accade, non è un bel segno…
Ma facciamo attenzione: dipende molto anche dal titolo della news che cerchiamo, ribadisco che non deve essere troppo comune altrimenti il “test” è invalidato. In questo caso è importante usare sopratutto il buon senso.

Non affidiamoci al page Rank ma alla quantità ed alla qulità dei contenuti, nel tempo e nello spazio:
– Ma valutiamo il sito per grandezza (quantità dei contenuti inseriti)
– Frequenza dei post nel tempo.
– Freschezza dei contenuti in termini di data di pubblicazione e di attualità dei post inseriti.

Ed infine: usiamo gli utenti…
Sapere cosa ne pensano gli altri approposito di un sito può sempre tornare utile, ma attenzione, spesso questa è un’operazione che porta via molto tempo.

In questo caso si può utilizzare una ricerca su blog, social network e/o forum per vedere se e come gli altri hanno parlato del sito che stiamo analizzando e magari porre anche qualche domanda ogni tanto. Che ne pensate del sito di cs xxx? Parliamo tanto di web 2.0 però qualche volta possiamo anche usarlo!

Mi sembra necessario precisare una cosa: effettuare queste valutazioni può sembrare una perdita di tempo, in tal caso è bene prima riflettere sull’influenza negativa che può avere un bad rank sulle pagine del nostro sito, e poi sul fatto che questo lavoro non va fatto ogni volta che si invia un CS o un articolo, ma solo ogni tanto per assicurarsi di avere sempre una lista valida di hub che possono contribuire positivamente alla crescita del nostro rank.

photo credits: Gualtiero


Il gioco senza crisi

Secondo l’agenzia Asca il poker cash e i casinò sono protagonisti assoluti di una crescita oltre i limiti. Questo è ciò che è emerso dal convegno relativo al gioco in Italia dove aumenta l’offerta e si trasforma la domanda. Tra i dati che maggiormente spiccano troviamo il boom del gioco online che lo scorso anno ha raggiunto i 9,85 miliardi con un incremento del 104% rispetto al passato 2010, questo forte aumento è anche dovuto all’introduzione, lo scorso luglio, del poker online legale, facendo così impennare il numero di giocate.

Questi prodotti “nuovi” rappresentano senza dubbio una grossa percentuale(83%) della raccolta, facendo calare i tornei di poker, skill games e i classici superenalotto e win for life al 24%.

Nei tavoli virtuali gli italiani hanno lasciato lo scorso anno un importo pari a circa 735 milioni di euro rispetto ai 689 milioni dell’anno precedente. Il ritorno all’Erario è stato pari a 182 milioni di euro.

Vediamo il panorama dei giocatori online che, in Italia, sono pari a 1 milione e 800 mila. Due terzi dei giocatori che hanno un account attivo spende al massimo 50 euro al mese, un po’ più della metà arriva a 25 euro. Il target è prettamente maschile, del sud d’Italia e preferisce il poker. Il 31% dei
giocatori è del nord e il 22% del Centro. Quindi una grande prevalenza maschile, l’86%, sui tavoli verdi e inoltre il gioco attrae maggiormente i giovani tra i 25 e i 34 anni e poi la fascia successiva 35-44 anni.

Per la tipologia di gioco, sul podio troviamo poker a torneo e a seguire scommesse e poker cash. Quindi che dire, il mercato del gioco non conosce assolutamente nessun tipo di crisi.

Img di flickr.com/photos/asiaticleague

Qual’è il miglior cappello che un seo può indossare?

cappelli

Nella rete c’è ne i tutti i colori, White Hat, Black Hat, Grey Hat… Blue Hat chi più ne ha più ne metta…
Inizialmente nato per gli haker per differenziare quelli buoni da quelli cattivi, il cappello nero (Blue Hat, il cattivo) o il cappello biano (White Hat, il buono), sono stati acquisiti anche dai SEO e sono diventati l’insegna di una serie di interminabili discussioni e peripezie linguistiche, c’è chi dice meglio bianco, c’è chi dice meglio nero… ed infine ovvimante il grigio… la via di mezzo…

Ma cosa significa veramente per un SEO e quali applicazioni ha nel lavoro quotidiano del posizionamento?

Principalmente sono tutte chiacchiere inutili, spesso chi ne parla non sa veramente quali siano i risvolti pratici della facenda, o non ne ha mai fatto pratica o addirittira non ne ha neanche una minima idea…

In realtà infatti non c’è assolutamente differenza tra un cappello bianco ed uno nero… Un vero SEO deve essere capace di utilizzare correttamente qualsiasi tecnica sia utile al suo scopo…

Spesso di fronte a questo discorso la risposta più comune è: “Fa un po quello che vuoi, tanto poi verrai bannato”…

Questa rispota ha in se diversi errori, come per esempio la frase “Verrai bannato” frase che denota chiaramente che ci si sta riferendo ad un idea di lavoro nel web puramente amatoriale…

Infatti nello specifico è un sito che viene bannato… e non il proprietario, dire “Verrai bannato” equivale ad affermare che una persona ha solo un sito… Tipico dei web master… Ma il web Master in questo caso è una figura che rispecchia un livello amatoriale e non un Seo PROFESSIONISTA…

Un Internet Marketer invece sa che il suo scopo è il business non l’hobbies e per questo è pronto ad utilizzare qualunque tecnica che assolva lo scopo!

Un sito bannato non è una grande perdita se prima del ban si è saputo ome sfruttarlo! E sopratutto, non è così facile avere un sito bannato…

Con questo non fraintendetemi, non sto cercando di sostenere che la via del Black Hat sia migliore, anzi, sto solo cercando di “sfatare i miti”, il black hat è un insieme di tecniche che spesso viene criticato dalla maggior parte dei SEO amatoriali che non conoscono bene ciò di cui parlano, o anche professionisti che a volte cercano di difendere una posizione o di darsi un tono, mascherandosi da buoni samaritani con il cappello bianco ecc… Esistono anche casi di professionisiti che si specializzano in un insieme di tecniche che appartengono più a un colore rispetto che ad un altro.

Quale che sia il colore del cappello “scelto” il compito di un SEO è quello di aumentare la link popularity, certo non si riduce tutto solo a questo, ma il core dell’impegno e sicuramente la ricerca, la creazione e la caccia ai link, in generale quanti più link un sito ha tanto più è forte ed ha la capacità di scalare posizioni nei risultati di ricerca. Ovviamente i motori questo lo sano bene e da tempo hanno introdotto diversi “accorgimenti” per filtrare questa quantità di link e stabilirne dei criteri per una valutazione qualitativa oltre che quantitativa.

Quindi, è importante sia la quantità che la qualità.

Ed è proprio in relazione ai sistemi ed alle tecniche che un SEO utilizza per crare e/o raccogliere questi link che si sceglie di che colore il cappello che si porta è.

Un White Hat puro si limiterà a creare articoli e contenuti su blog, siti, directory, forum e social network manualmente… ottimizzerà il codice html delle pagine e se va bene dirà: “I contenuti sono molto importanti”

Un Black Hat puro invece molto probabilmente non si userà molto nemmeno del codice html, e non si soffermerà mai a riflettere se gli standard del W3C aumentano l’indicizzazione oppure no, ma prevalentemente vivrà di codice server side, cercherà sempre nuovi modi per creare spam da inserire in siti, forum e social network, cerhcerà di avere sempre aggiornati i suoi indirizzi IP dei diversi spider dei motori per i suoi cloking, e se va bene sarà anche interessato a qualche tecnica di guadagno on-line, ed ogni tanto si preoccuperà anche di riempire pagine di adsense.

Un Grey Hat puro, utilizzerà un po le directory, gli articoli e l’ottimizzazione e sperimenterà qualche tecnica un po più spinta come software di duplicazione del contenuto che remixano le parole, o contenitori per siti prefabbricati per creare un po di siti con contenuti originali.

Un White Hat che si rispetti invece sarà un professionista sempre aggiornato che lavora prevalentemente per consulenze e per grandi aziende e che le guida nelle scelte, sapendogli all’occorrenza consigliare del “lavoro sporco” con quel minimo di reticenza e quell’alone di mistero capaci da un lato di interessare e dall’altro di convincere, avrà contatti importanti e sarà ben piazzato nella scena del suo mercato di riferimento, il suo lavoro principale consiste nel lavorare alla creazione della sua immagine personale.

Un Black Hat spesso non fa il Black Hat a tempo pieno, ma purtroppo solo a tempo perso, perchè il resto del tempo lo dedica a progetti, software spesso open source. Comunque è uno sviluppatore di software notevole.

Un Grey Hat che si rispetti invece, pur conoscendo un po i linguaggi server side cercherà il più possibile software gia fatto, avrà qualche amico che si definisce Black Hat, e costruirà un isnieme di network con contenuti duplicati o remixati o modificati, potrebe anche far uso di un po di spam-blog ma fondamentalmente cercherà di creare un network di siti che punti ad avere un buon numero di pagine indicizzate su vari temi in modo da poterne sfruttare all’occorrenza il potere di pull…

In conclusione? Il cappello è un abito, ed è bello poterlo cambiare 🙂

credit: grazie a Franco Folini per la foto.