Soddisfare due obiettivi per essere veramente Green

paesaggio-verdeIl Green Marketing dovrebbe se applicato correttamente raggiungere due obiettivi principali:
– migliorare la qualità dell’ambiente
– soddisfare il cliente.

Oggi essere “green” ha numerose implicazioni, e diverse sfaccettature, le persone percepiscono l’essere verde in molteplici modi.

Quando nel 2007 in un post mi chiedevo: “un marketing etico è possibile?”, non avevo ancora intuito che il Green Marketing poteva essere una risposta a questa domanda. Questa forma di applicazione del marketing, può vermante fornire delle soluzioni interessanti.

Quando si parla di green marketing, oggi spesso lo si fa con un occhio di riguardo alle fonti di energia rinnovabile, ed al riciclo, approposito di riciclaggio… Ecco un video interessante:

Un esempio interessante nel mercato alimentare italiano può essere quello degli alimenti biologici, che iniziano ad avere in Italia una storia di oltre 10 anni. Anche in questo campo non sono mancate aziende che hanno cercato di accaparrarsi il mercato con la forza della pubblicità privi però di contenuti. A quanto pare, questo non coincide con le regole del Green Marketing, infatti, in questo campo, è difficile non avere dei contenuti reali, diventa sempre più difficile posizionarsi nel mercato di riferimento senza essere veramente in linea con quanto si afferma.

Un’azienda che vuole dare l’impressione di essere verde, senza avere degli aspetti attivi reali, difficilmente potrà convincere il pubblico.

photo credits: rayced

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BlogRassegna (speciale green marketing)

Questa BlogRassegna, è dedicata alla nuova categoria aperta sulla scatola, che tratta di Green Marketing,
Il primo link è del sito ManagerZen, e parla di marketing etico.

Il marketing etico secondo ManagerZen:

“Fare bene facendo del bene: si può
e per di più… Funziona!”

“Il pubblico dei consumatori dimostra un crescente interesse per le problematiche legate alla responsabilità sociale delle imprese”…

L’articolo è interessante, cerca di spiegare i vantaggi di un marketing etico, ne descrive anche brevemente le applicazioni su internet, e lo analizza anche dal punto di vista dei consumatori. per leggere l’articolo: http://www.managerzen.it/Parliamo/mkt_etico/mkt_etico.htm.

La mission di Archiservice:

La seconda segnalazione va invece ad un testo nel sito archiservice.it che descrive idealmente il passaggio da un marketing sociale ad un marketing etico, e fa notare anche come questi due aspetti del marketing non siano del tutto differenti.

la pagina si trova a quest’indirizo: http://www.archiservice.it/news.asp?id=1 che è un po la mission dell’azienda Archiservice, bene! Complimenti alla Archiservice 😉

Dalle 4 P alle 4 E del marketing.

Un libro che descrive come l’applicazione vincente del marketing oggi risiede nell’etica, prima di tutto! http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_Libro.asp?CodiceLibro=561.308

Inoltre, un interessante PDF (un po lunghetto…) sull’argomento è reperibile a questo indirizzo: http://www.escp-eap.net/conferences/marketing/2006_cp/Materiali/Paper/It/Sciarelli.pdf

Cosa si dice in italia del Green Marketing seconda parte

Nel lontano 27 marzo del 2007 fluido scrive un articolo sul green marketing, anhce lui esordisce indicando che non è una cosa nuova e che già nel 1976 si formulavano teorie sull’impatto ambientale delle attività di marketing.

Anche in quest’articolo troviamo che:

il Green Marketing comprende la seguente serie di attività:
– modificazione dei prodotti
– cambiamento dei processi produttivi
– cambiamenti nella progettazione del packaging
– cambiamenti nel modo di fare advertising

inoltre parla di  John Grant e di come stesse scrivendo un libro, attualmente in vendita: Green Marketing Manifesto. E cita alcune delle sue riflessioni, tra cui riporto: “It’s about making green stuff seem normal (and it’s not about making normal stuff seem green)”…

L’articolo di fluido è reperibile a questo indirizzo: green marketing.

Per chi fosse interessato segnalo che un blog tuttora attivo (ad oggi ultimo post il 29 giugno 2008) di John Grant è greenormal.blogspot.com e che uno dei suoi sviluppi presenti è la comunità: dothegreenthing.com.

Cosa si dice in italia del Green Marketing prima parte

Analizzando ancora la questione green marketing, passo in rassegna alcuni articoli di blogger italiani, esperti e no di marketing che affrontano la questione:

il blog chrismind parla di green marketing in maniera veramente decisa è lo espone proprio come qualcosa di chiaro e definito, interessante la classificazione dei 4 tipi di approcci al green marketing:

il primo composto da aziende che fanno dell’etica (mi piace pensarla in senso più ampio, cioè sia sociale che ambientale) una parte integrante del loro core, e che quindi non si adattano in corso d’opera alla necessità di “essere verde” (be green), ma appunto senza sforzo integrano questo aspetto nelle loro fondamenta.

Il secondo sembrerebbe a mio parere composto da una parte di timorosi… che, per prima cosa NON hanno nel midollo l’intenzione ad essere verdi, ma più che altro ne sentono un bisogno d’immagine e si preoccupano anche di apparire banali, bravi, almeno sono consapevoli che tutti stanno cercando di vestirsi di verde, e che il modo migliore per farlo è sempre quello di cercare di essere originali 😉

il terzo approccio è molto chiaro, è anche una fifa un po’ più nera della precedente… magari anche dovuta a qualche scheletro nell’armadio, o a qualche emissione di c02 di troppo… chissà 😉 fatto sta che senza preoccuparsi troppo della sostanza cercano di tingere tutto quello che possono di verde e non guardano tanto indietro…

ed il terzo approccio, giustamente definito trasversale, è incentrato sul design, mi piacerebbe approfondire con chrismind l’argomento, ma comunque per riassumerlo si incentra su un design ed un consumo più critico, meno incentrato al creare bisogni per soddisfarne un numero sempre più elevato, ma al contrario a ridurre i bisogni ad una condizione di normalità, in modo da poter soddisfare il consumatore senza appesantirlo, rendendo effettivamente un servizio e non uno sfruttamento.

L’articolo di chrismind è reperibile qui: green marketing.

Green Marketing, analizziamo la questione: come comincia in italia…

Non è certo una novità, il libero mercato ha trovato nuove forme di espressione e di produzione che tendono ad un etica e nei riguardi dell’ambiente e nei riguardi delle persone…

Un’esigenza che è niata piano piano, lentamente, come lentamente si stringevano le spire di un mercato, sprezzante degli sfruttamenti di lavoratori ed ambiente, come piano piano l’aria ed i fiumi hanno iniziato a sentire il peso, di un’economia un po’ troppo priva di morale…

così piano piano nascevano nuove forme di mercato, o in molti casi più che nascevano si riscoprivano nuove forme di mercato, nel food, in italia “nasce” il cibo biologico…

Nel senzo reale, la scoperta dell’acqua calda: alimenti coltivati senza l’utilizzo di sostanze velenose che danneggiano la qualità sia del sapore che del valore nutritivo, rendendo in alcuni casi altamente tossici vari tipi di alimenti (si parla di pesticidi…).

La stessa sorte è stata condivisa dalla cosmesi… poche persone, un po stravaganti, andavano dall’erborista… per un rimedio contro i foruncoli o uno shampo… e via via tutte le merci hanno visto più o meno una loro controparte “biologica”… fino ad arrivare alle sedie, i tavoli ecc… Non a caso si afferma la “BIOarchitettura”…

Poi piao piano, anche la GDO inizia a fare i suoi primi passi in questo mercato… Con timidezza, ed immenza paura, il biologico, gli alimenti naturali, i farmaci naturali, sono un nemico, sono per gli strani e gli stravaganti… e non sempre si possono produrre in dosi massicce…

Però, l’idea di appropiarzi di questa se pur piccola fascia di mercato fa gola a molti… Anche perchè conti alla mano, non è poi una fascia così piccola, anzi, se pur il numero di consumatori è esiguo rispetto alla massa, le cifre che questi sono disposti a spendere piacciono!

Il vincitore indiscusso di questa “gara” è stata sicuramente la COOP perchè, grazie alla strategia dell’ascolto, ha saputo cogliere l’essenza dei bisogni dei consumatori, e quindi riscrivere il proprio brand, la propria comunicazioni e il proprio marketing, partendo spesso proprio dal prodotto (vedi le 4 p del marketing mix).

Adesso, la rete, ha trasformato questa tendenza in una legge di mercato… Fai la cosa verde, e falla più verde che puoi… in poche parole, il sunto ermetico del green marketing è un po questo: be green

Così, in alcuni casi, ci sarà e c’è chi come la coop, cerca di comprendere realmente i meccanismi che si trovano alla radice delle preferenze degli utenti, e le reali motivazioni che spingono ad un’azione più che ad un’altra, e chi, semplicemente, cercherà di dimostrare che il suo prato è più verde di quello del vicino, poco importa se nel suolo ci sta sepolta qualche scoria radioattiva, l’importante è che sia verde!

Alla ricerca di informazioni sul marketing dell’ascolto

Girovagando nel web, sempre alla ricerca di informazioni sul conversational marketing, ho scoperto che: I say blog ha aperto una nuova sezione dedicata al marketing dell’ascolto: qui il link, e che il suo primo articolo riguarda il così detto Green Marketing, un aspetto molto sentito dai consumatori dato l’enomre impatto  che le aziende, sopratutto le grandi, hanno sull’ambiente si tende a prediligere prodotti ecosostenibili ed ecologici… e così è partita la corsa alle campagnie ecologiche… addirittura ENI si è prodigata per raccogliere il consenso di questo “nuovo popolo” di consumatori che “simpatizza per il verde”.

La corsa al verde c’è, avrà sicuramente un riscontro, ma difficile dire se alla lunga sarà positivo o meno…

L’articolo di I say blog che descrive più in dettaglio il caso ENI si trova qui: il Green Marketing di ENI.

Da oggi nella “scatola” apro una nuova categoria dedicata al Green Marketing.

Ricezione passiva e ricezione attiva

Riprendendo il pensiero che ho iniziato in un post nel quale mi interrogo sul marketing etico.

Siamo stati abituati alla pubblicità televisiva che ci rendeva ricettori passivi, di messaggi ripetitivi ed ossessivi che avevano come scopo quello di oltrepassare le nostre difese logiche e trovare un posto d’onore nella nostra memoria, capace di far scaturire l’impulso d’azione quando si presentavano le cause secondarie atte a rendere la partenza di questa molla: per esempio l’ingresso in un supermercato, o un jingle sentito per caso che ci rievocava subito alla mente il prodotto…

Oggi nella rete stiamo assistendo ad un nuovo fenomeno, la pubblicità, che via via diviene sempre più coscente degli strumenti che dispone e della realtà in cui si trova, si stà sforzando di renderci utenti attivi, che per quanto comunque sempre in maggior parte inconsapevoli, hanno una parte attiva nlla diffusione del messaggio.

Questo è infatti uno dei principali aspetti del marketing virale, la partecipazione attiva degli utenti.

Ma un marketing etico è possibile?

Non c’è che dire, non c’è niente di più produttivo di una sosta lavorativa, al contrario di quanto generalmente si pensa, io credo fermamente che per procedere è necessario anche fermarsi, saper lavorare significa anche saper riposare, per poter essere veramente consapevoli del lavoro che si svolge e non preda di una spirale spesso involutiva che ci conduce spesso in luoghi ed emozioni anguste e a volte anche poco redditizie. Proprio questa sosta che mi ha permesso di inquadrare meglio la situazione dei social marketing e del web 2.0 e mi ha permesso di vedere meglio alcune cose, che ora mi appresto a condividere, che prima mi erano un po nascoste! Buona lettura.

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